INFLUENZA AVIARIA E FARMACI ANTIVIRALI: QUANTO CONTA IL MERCATO AZIONARIO NELLE DECISIONI SULLA SALUTE? Prima ancora di discutere delle possibili interferenze economiche e commerciali nella gestione dei farmaci antivirali, è necessaria una precisazione. Tante lettere ad Eurosalus esprimono l'angoscia per le persone che si sarebbero ammalate di influenza aviaria in Romania o in Turchia. Fino ad ora gli unici ammalati sono polli e talvolta anatre! Non ci sono persone ammalate in Europa. È drammatico, ma quando si leggono titoli tipo “Tre nuovi casi in Romania” si tratta solo di polli o di anatre, e sorge il dubbio che molta stampa sia ad arte fuorviata per generare terrore inutile ed aspettative farmacologiche forse non necessarie. Da molti anni l'Indonesia è assolutamente piena di polli e anatre con l'H5N1 e i casi di infezione all'uomo, per loro che vivono a stretto contatto con milioni di polli è assolutamente sporadico. Ricordiamo che il Bollettino del 13 ottobre dell'OMS (WHO) ribadisce la difficoltà di passaggio all'uomo, uno stato di allerta ma la assenza di qualsiasi pericolo specifico, e viene chiaramente descritto il fatto che un crocevia di diverse specie migratorie come la Romania, non presenta da anni nessun tipo di influenza umana dovuta all'H5N1. Teniamo invece in considerazione quanto è avvenuto da che l'influenza aviaria è stata lanciata mediaticamente nei nostri televisori e sui nostri giornali. Tutto il comparto azionario dei farmaci e dei vaccini ha avuto un incremento notevolissimo di valore. In Europa è il caso della svizzera Roche, con il suo Tamiflu (oseltamivir), e della britannica Glaxo, produttrice del farmaco Relenza (zanamivir). A spingere in alto le quotazioni sono soprattutto le stime sull'aumento delle vendite e del fatturato: questo perché i governi stanno facendo scorte dei due farmaci per poter fronteggiare un eventuale sviluppo dell'influenza. Anche l'americana Chiron (+18,6% da inizio settembre), purtroppo nota per avere fornito lo scorso anno 50 milioni di dosi di vaccino antinfluenzale contaminato da batteri agli USA, partecipata dalla Novartis, è impegnata, come la Sanofi e l'olandese Crucell, nella sperimentazione di un farmaco in grado di contrastare l'insorgere dell'influenza. A noi di Eurosalus una affermazione come questa fa molta paura. Senza alcuna possibilità di sperimentare e valutare rischi, c'è evidentemente chi si mette in fila nella produzione di farmaci con la speranza che molta gente si ammali! Prendiamo uno di questi prodotti, ad esempio il Tamiflu; con due ricerche su internet si trova subito il sito dove con l'apparente benestare della Roche, il prodotto viene venduto al costo di 15,02 € alla pastiglia (non alla scatola, perbacco, ma alla pastiglia!!). Fatti due conti, la scoperta di un singolo caso di “sospetta influenza aviaria”, che sarebbe semplicemente da arginare, fornendo subito 3 milioni di dosi alle persone all'intorno, come suggerito da esperti della rivista “Nature” costerebbe allo Stato 45 milioni di Euro e consentirebbe alla Roche di incamerare in un solo colpo gli stessi 45 milioni di Euro. Analogo problema varrebbe per qualsiasi altro prodotto farmaceutico e per qualsiasi altra casa produttrice, siano essi adatti o meno alla necessità di arginare l'infezione. Considerati alcuni dei più recenti episodi di malasanità, siamo realmente certi che nessuno sarebbe disposto a fare figurare dei casi di reale o supposta influenza aviaria anche per una modestissima percentuale su quei 45 milioni? E se i casi sospetti fossero 8 o 10 sparsi per l'Italia? È evidente quindi che a fianco di forti interessi scientifici stanno viaggiando dei pesanti interessi economici e commerciali. Questa realtà è ancora più evidente se si analizza quello che è avvenuto venerdì 14 ottobre nei mercati borsistici. Semplici notizie come quella sul mancato funzionamento del prodotto antivirale Tamiflu in una ragazza tailandese malata di H5N1 (e si tratta di dati ancora tutti assolutamente da discutere) ha portato nella sola giornata di venerdì scorso alla esorbitante crescita dei titoli azionari della Glaxo (+ 3%) e alla caduta dei titoli della Roche (quasi -4%). In questo momento il mercato reagisce come se “i giochi” fossero già stati definiti, e le commesse di acquisto e le successive modalità di utilizzazione definite. Troviamo questo atteggiamento molto pericoloso per la salute pubblica. La comunicazione della rivista Nature che ha fatto scattare l'allarme borsistico ha ad esempio parlato di questa ragazza malata, che guarda caso aveva effettivamente usato il Tamiflu precedentemente come farmaco preventivo e che non ha comunque funzionato perché anche i virus, soprattutto quelli influenzali, sviluppano facilmente resistenza ai trattamenti farmacologici. Forse allora più che discutere del valore di un farmaco o dell'altro varrebbe la pena di discutere di quale possa essere la vera prevenzione. Chiunque voglia ragionare su questi temi deve tenere presente che dei dati clinici artefatti o falsi, e successivamente giustificabili dall'aria di “terrore” che si sta creando attorno a questo evento e dalla necessità di “fare presto” per salvare l'umanità, possono spostare l'entità e la direzione di guadagni e interessi economici, con valori di scala assolutamente inimmaginabili per qualsiasi persona comune. FONTI APPROFONDIMENTI
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