VACCINAZIONI: FATE ATTENZIONE!
Vaccinazioni e benessere: obbligatorio riflettere sulle notizie negative Questi ultimi anni hanno visto crescere il numero delle proposte vaccinali in modo proporzionale alla crescita degli studi sull’infinitamente piccolo dei virus e del DNA. L’effetto finale è che oggi la maggior parte delle vaccinazioni obbligate o consigliate nel mondo sono prodotte e vendute dalle stesse ditte che lavorano sugli studi del genoma umano e che producono gli organismi geneticamente modificati per l’agricoltura (e nella loro speranza per l’uomo). Si tratta di ditte rispettabilissime, ma enormi; in questa grandezza si ha talvolta la sensazione che i bisogni della salute siano visti solo in una ottica commerciale e di programmi a lunga scadenza. Il possibile intoppo causato da una vaccinazione che non funziona può ad esempio ostacolare i programmi pluriennali di sviluppo in modo molto forte. Fermare i programmi di sviluppo ha un costo molto più elevato della morte o della malattia di qualche persona. Purtroppo la vita di un uomo oggi è facilmente quantizzabile, e la sua sofferenza o la sua malattia sono semplicemente risarcibili con cifre sicuramente minori di quelle necessarie a rivalutare tutto il programma industriale di una multinazionale radicata in tutti i settori produttivi. Il calo naturale di alcune infezioni a confronto Alcune vaccinazioni hanno modificato la mortalità per alcune malattie in modo assoluto e certo; la poliomielite e la difterite hanno ad esempio avuto una netta e improvvisa riduzione dopo l’inizio della vaccinazione di massa, ma per altre vaccinazioni come quella antitubercolare e quella antiepatite B il calo delle infezioni non è con certezza dovuto alla vaccinazione. Questo possibile calo si è infatti affiancato al ben più importante calo naturale derivato dal cambiamento delle condizioni di vita (per la tubercolosi) o dalla modifica dell’atteggiamento di controllo della trasmissione, intervenuto a causa della paura dell’AIDS in tempi recenti. E infatti lo stesso calo si è potuto vedere anche in nazioni che non hanno avuto la obbligatorietà di quella vaccinazione. Rischi possibili e smentite non certe I possibili effetti indesiderati di alcune delle vaccinazioni più recenti hanno fatto nascere numerose perplessità: nell’ottobre del 1998, dopo 4 anni di utilizzazione del vaccino, il ministero della Sanità francese, dopo una serie di segnalazioni importanti, ha bandito la vaccinazione antiepatite B dai suoi programmi di massa. Questo era dovuto alla comparsa di 64 casi di sclerosi multipla su 800.000 vaccinati; nonostante l’opposizione accanita dei produttori, un tribunale francese ha stabilito come certo il rapporto causa/effetto in almeno due casi, e molto possibile in altri 6 casi. Finalmente nel mese di febbraio 2001 un articolo relativo a questo problema compare sul New England Journal of Medicine (2001;344:319-26). Si tratta di un lavoro firmato da 33 ricercatori che fanno parte di un gruppo di studio creatosi specificamente per il problema della sclerosi multipla postvaccinale, che non comprende neanche un italiano nonostante l’Italia sia l’unica nazione europea ad avere la vaccinazione antiepatite B obbligatoria, e sostenuto e pagato in modo ufficiale dalle ditte farmaceutiche e chimiche che producono i vaccini antiepatite. Questo lavoro dice che in analisi retrospettive, non sembra esserci rischio di sviluppare sclerosi multipla entro i due mesi dalla vaccinazione. E’ un lavoro pagato dai produttori di vaccini, e segnala l’assenza di effetti indesiderati in un tempo che non corrisponde ai sospetti che da anni invece sono nati tra i medici. Teniamone conto; se la sclerosi multipla deve insorgere dopo la vaccinazione, questo non succede entro i primi due mesi. e? preoccupante notare che questa "tranquillizzazione" arriva da ditte che stanno lavorando sui farmaci antiprione (mucca pazza) o anti AIDS, dove è certo che sono previsti anche 10 anni dal contagio prima che compaiano i sintomi. Bene, in presenza di qualche dubbio, sarebbe più saggio fare pubblicare l’articolo da una rivista meno importante, contribuendo passo dopo passo al raggiungimento della verità. Invece l’articolo è “in prima pagina” e diffuso a tutto il mondo con enfasi. E’ lecito ritenere che la spinta commerciale possa essere rilevante. Si spera solo che non sia superiore alla verità scientifica. Altri dubbi Oltre a quanto presentato da Eurosalus nella news del 23 febbraio scorso (leggi qui la news) sulle vaccinazioni contro i Rota virus, recentemente sono sorti dubbi sulla vaccinazione associata Morbillo, Parotite, Epatite B e Rosolia: soprattutto in Gran Bretagna si è sospettato un effetto neurologico indesiderato, cioè l’autismo. Il vaccino è stato introdotto nel 1988; in quell’anno il tasso di autismo per i bimbi compresi tra i 2 e i 5 anni era di 8 casi su 10.000, mentre nel 1993 il tasso era di 29 casi per 10.000 bambini. In un articolo pubblicato la scorsa settimana dal British Medical Journal il Dr. James A. Kaye sostiene che se ci fosse una relazione tra i due fatti, la crescita di autismo dovrebbe essere sempre proporzionale all’aumento di vaccinazione. Questo è stato vero negli anni tra il 1988 e il 1993, ma poi il tasso di vaccinazione si è stabilizzato e l’autismo continua a crescere anche se molto più lentamente di prima. Ci sembra una argomentazione assolutamente assurda. Sembra che l'obiettivo sia solo quello di dimostrare l’innocuità di un farmaco o di un vaccino, mentre qualsiasi ricercatore sa perfettamente che l’autismo, come le reazioni immunologiche e neurologiche alle vaccinazioni dipendono da molti fattori, e non possono essere valutate in modo così semplice. Come già segnalato da Newsweek, il sospetto è che si sia superato un limite nel numero di vaccinazioni richieste, sottoponendo il sistema immunitario ad uno stimolo forte e intenso, cui mai nel corso della evoluzione è stato sottoposto. I rischi di questo eccesso non sono accertati, ma non sono neanche impossibili. Cautela e consapevolezza per non perdere il buono delle vaccinazioni In un periodo in cui i medici sono generalmente insoddisfatti della loro attività clinica, e in cui la gente esprime spesso un senso di sfiducia nei confronti della istituzione medica, c’è il rischio che questo tipo di “difesa scientifica ad oltranza” delle vaccinazioni multiple e ripetute, si ritorca contro se stesso, allontanando la gente dalla pratica vaccinale utile e certamente più sicura. Oggi, per i legittimi dubbi su alcune vaccinazioni, e per la obbligatorietà per altre non certe, rischia di accentuarsi il distacco tra scienza (sulla torre d’avorio) e la gente comune. E’ possibile che la perseveranza in questa direzione faccia smarrire il buono che c’è nella pratica vaccinale, portando sempre più gente a rifiutare globalmente l’istituzione che glielo propone. Quello che ad ogni persona è invece richiesto, è di diventare più consapevole e più informata riconoscendo che l’informazione sanitaria non è solo legata alla certezza dei fatti, ma spesso agli interessi commerciali che muovono molte ricerche. (Se desideri visitare il sito del COMILVA, il Coordinamento del movimento italiano per la libertà delle vaccinazioni, clicca qui.) 25/2/2001 FONTI APPROFONDIMENTI
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