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LE BASI NATO USA DISLOCATE SUL TERRITORIO ITALIANO

Nella Seconda guerra mondiale l'Italia fu invasa e sconfitta dagli anglo-americani; e alla Conferenza di Yalta del febbraio '45 (v. Approfondimento più in basso), con cui già prima e in previsione della vittoria finale le Potenze alleate (USA, URSS, e GranBretagna) si erano spartite il mondo, il nostro Paese fu assegnato come "bottino di guerra" all'orbita occidentale, sia da un punto di vista politico sia come nuovo mercato economico e finanziario.

Da questa collocazione e per la posizione strategica dell'Italia come "terra di confine" col mondo comunista, derivò la presenza dei vari insediamenti militari della NATO (North Atlantic Treaty Organization = Alleanza militare di Stati democratici in Europa e Nord America) e degli Stati Uniti sul nostro territorio nazionale, in funzione difensiva o almeno dissuasiva.
Se fossero arrivati prima i Cosacchi del Don, basi strategiche, missili e carri armati avrebbero portato la stella dell'armata rossa e la bandiera con Falce e Martello, almeno fino al crollo dell'Unione Sovietica. Fu un bene, fu un male? l'Italia è sempre stata divisa in due su questo dilemma: chi esalta libertà, democrazia e benessere che il mondo occidentale ci ha permesso di avere, imponendo però di fatto al nostro Paese una sovranità limitata; e chi ha parteggiato e ancora rimpiange il "paradiso sovietico", nel sogno non realizzato che, alla dittatura fascista, si sostituisse una dittatura comunista, come avvenne nei Paesi d'Oltrecortina (vedi Approfondimento più in basso). Lasciamo il giudizio agli storici futuri.

Militari dell'Armata rossa issano la bandiera sovieticasull'edificio del Reichstag a Berlino, 1945


Approfondimento: Accordi di Yalta (Crimea).

 

I futuri vincitori della Seconda guerra mondiale (Sovietici, Americani e Inglesi) si riunirono a Yalta nel febbraio del 1945 per concordare quale sarebbe stato l'assetto della nuova Europa, e in particolare il futuro della Germania e dell'Italia dopo la fine delle ostilità che ormai prevedevano imminente e a loro favorevole.

Con questi accordi fu stabilita (ed è durata sino alla fine dell'Unione Sovietica, nel 1989) l’influenza parziale o totale dell’URSS nei Paesi dell’Europa orientale (Polonia, Romania, Bulgaria, Ungheria, Cecoslovacchia, Jugoslavia, Albania) liberati dall’Armata rossa, mentre l’Italia e le altre nazioni occidentali sarebbero dovute passate sotto l’influenza di Stati Uniti e Inghilterra.

La parte del Leone la fece indubbiamente l'Unione Sovietica. Oltre ai territori occupati fra il '39 e il '40 (Galizia, Estonia, Lettonia e Lituania) si prese anche la Polonia orientale; come compenso, il governo di Varsavia ottenne i territori tedeschi di Stettino, Breslavia e Danzica.

Si stabilì inoltre che l'Italia, a sua volta,  cedesse (oltre, ovviamente, alle colonie, che tornarono indipendenti e... sotto l'influenza britannica) l'Istria e parte della Venezia Giulia alla Iugoslavia comunista di Tito (Alla Francia, che "figurava" fra i vincitori, ma che non è che potesse avanzare troppe pretese, essendo stata sconfitta e invasa dalla Germania già all'inizio della guerra, toccò una cessione quasi simbolica: due piccole città sul confine italo-francese, Briga e Tenda). La Germania, ormai privata dei territori sul confine orientale (Prussia orientale, Pomerania e Slesia), venne divisa in due, con la costituzione della Repubblica Federale Tedesca (influenza Occidentale) e della Repubblica Democratica Tedesca (sotto il controllo dell'URSS), mentre Berlino fu a sua volta divisa fra gli ex alleati in quattro settori: americano, inglese, francese e russo.

 

Quello di cui vogliamo occuparci qui è l'entità delle basi... "straniere" e la loro collocazione sul nostro territorio.
Manzoni avrebbe detto "dall'Alpi alle Piramidi": non arrivano proprio fin là, ma da Aviano a Lampedusa c'è solo l'imbarazzo della scelta.
Non è un numero certo, ma pare che, fra militari e civili, qui in Italia abbiamo circa ventottomila ospiti che si occupano della nostra sicurezza e ci difendono da quell' Impero del Male che ormai non c'è più.
A ben guardare, sembra quasi un'occupazione militare. Però sono ben celati, comunemente l'uomo della strada non sa nemmeno che ci sono.
Fra Pisa e Livorno c'è la base di Camp Darby (nome rigorosamente americano): una vastissima area con depositi e magazzini (non vendono frutta e verdura), dove un migliaio di militari americani garantiscono il supporto logistico a tutte le forze USA dislocate dal Po al Nord Africa.
A Ghedi, vicino a Brescia, l'affare s'ingrossa e ci si imbatte in un nome altisonante che è tutto un programma (ovviamente sempre in inglese): il "Munitions support squadron", che si occupa della conservazione di bombe nucleari.
Molto contenti e tranquillizzati gli abitanti della zona...
Soddisfatti anche quelli del Veronese e del Vicentino: si sentono protetti dalla SETAF che ha come missione il supporto alle unità missilistiche terrestri; in questa base vengono messe a punto le mine atomiche e vengono costruite e custodite le testate nucleari. Poi c'è la base americana di Aviano, l'aeroporto reso noto dalla guerra in Bosnia e per il tragico ricordo della funivia del Cermis, tranciata da bricconcelli (e impuniti) funamboli a stelle e strisce.
Qui si effettuano operazioni militari USA nell'eventualità di interventi che si estendano fino al Medio Oriente.
Anche l'Emilia-Romagna è ben protetta: a Rimini c'è un altro Munitions support squadron che si occupa dell'attivazione di bombe nucleari. Felici e contenti i frequentatori delle discoteche locali: il frastuono della musica rock sovrasterebbe quello di un'eventuale deflagrazione.
E andiamo a Napoli, nei pressi dell'aeroporto Capodichino. Qui si svolgono attività di supporto e logistiche, e hanno sede importanti comandi della Nato, oltre a quello della Sesta flotta americana.
La Puglia, a sua volta, è abbastanza disseminata di basi per la dislocazione di aerei statunitensi e ospita l'Electronics Security, gruppo di spionaggio elettronico.
Un ruolo importante è svolto dalle strutture dislocate in Sicilia: ben nota è la base di Sigonella, stazione aeronavale con reparti operativi americani, dotati di aerei antisommergibili; e in Sardegna: qui, in un tratto di costa lungo cento chilometri, fra Capo Teulada e Capo Frasca, si svolgono regolarmente manovre aeronavali della Nato e della Sesta flotta americana, con esercitazioni di tiro "contro costa". Un divertimento. (Approfondimento).
E fermiamoci qui, l'elenco fornito dalla fonte da cui sto attingendo questi dati è troppo lungo.   (I dati dati cui si avvale il mio testo sono tratti dall'articolo "Lo stivale a stelle e strisce", di Falco Accame, su "Liberazione", 22 febbraio 1998 ).

Soffermiamoci adesso a vedere se c'è, e qual è, il sostegno giuridico che ha permesso il sorgere di queste basi. Detto in poche parole, non c'è. Le basi di cui stiamo parlando sono nate sulla premessa di un presunto "stato di necessità" per fronteggiare la minaccia sovietica; ora che questa minaccia non c'è più, le basi americane sono rimaste e anzi ne è stata addirittura aumentata la consistenza numerica e la potenzialità, difensiva o offensiva a seconda dei punti di vista. Sotto il profilo giuridico-politico, la nostra Costituzione affida alle Camere la ratifica dei trattati internazionali, ma queste basi sono sorte al di fuori dell'autorizzazione parlamentare e spesso addirittura senza che ne venisse informato nè il Parlamento nè i vari Capi dello Stato.
In questo campo sono stati molto attivi i Servizi segreti sin dal 1952, anche perchè queste basi, oltre a godere di un privilegiato regime di extraterritorialità e sovranazionnalità, esistono solo in base ad accordi presi a livello governativo e fra la CIA e i nostri Servizi.
E ciò proprio in virtù della segretezza assoluta da cui devono essere protette le operazioni militari che vi si svolgono.
Certo, resta un po' di amaro a pensare che, dopo più di mezzo secolo, e tramontato ormai il "pericolo" sovietico, il nostro Parlamento resta ancora all'oscuro di questi "protocolli segreti", altrettanto segretamente stipulati per difendere l'Italia da quel blocco di Varsavia che non esiste più.
Intere vastissime zone del nostro territorio ospitano basi militari assolutamente sottratte al nostro controllo e gestite da una Potenza straniera.
Da ciò si può trarre solo una conclusione: non possono esserci dubbi che, in un settore così delicato e pericoloso per lo stesso nostro territorio dal punto di vista nucleare, quella dello Stato italiano sia, di fatto, una "sovranità limitata".
Una cosa comunque è certa, e mortifica la nostra dignità di popolo libero e non bellicoso che "ripudia la guerra": in questi ultimi cinquant'anni le basi Nato o americane nel nostro territorio non sono mai servite per difendere l'Italia dall'Orso sovietico. Se ne è fatto invece un cinico utilizzo, di qualunque colore fosse il nostro Governo, per portare bombardamenti, distruzione e morte in casa d'altri.


FONTI
www.alalba.it

APPROFONDIMENTI
http://italy.peacelink.org/disarmo/articles/art_5226.html
http://italy.indymedia.org/news/2002/08/74272.php
http://italy.indymedia.org/news/2004/03/497698.php
http://www.boeing.com/global/italy/news/release/primo-kc-767a/
http://www.vialebasi.net/IMG/pdf/Scheda_Nato_presentazione.pdf
http://www.rinascita.info/../All8217aeroportodiCapodich.shtml
http://www.stopusa.be/..24133


 

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