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ChemBlog Tag: cambiamento climatico
Il Riscaldamento Globale sostituisce l'11 Settembre come giustificazione per fare qualsiasi cosa Stampa E-mail
16 Giu, 2007 at 12:13 AM

L'evocazione dell'11 Settembre è stata ufficialmente sostituita da un nuovo mantra e scusa per lo stato di scatenare una nuova tirannia non importa quanto offensiva e deleteria per le libertà individuali essa possa essere.
Il Riscaldamento Globale ha sostituito l'11 Settembre per fare qualunque cosa! La bellicosa denuncia degli scettici del riscaldamento globale (cioè scettici della sua origine antropogenica) e la loro equiparazione ai negazionisti dell'olocausto sta cominciando a rispecchiare ciò che accadde dopo l'11/9, quando chiunque avesse criticato l'operato di Bush veniva marchiato come traditore, simpatizzante dei terroristi e completamente deviato dal dibattito politico.
Evocare semplicemente la minaccia del riscaldamento globale è diventata la giustificazione del governo per fare qualsiasi cosa!
I politici sono mentitori di professione, fanno carriera ingannando le persone e piegando la realtà a programmi già pronti, nonostante ciò una moltitudine di persone altrimenti dotate di raziocinio sono desiderose di credere ciecamente a qualsiasi cosa sia stata loro detta sul cambiamento climatico, non importi quanto spiacevole essa suoni.
Essi vogliono inoltre aderire alle ridicole insopportabili "soluzioni" per il cambiamento climatico che per coincidenza andranno a limitare la mobilità e la libertà di viaggiare, regoleranno i comportamenti personali, rinforzeranno ed espanderanno il governo globale e rinvigoriranno lo stato di sorveglianza - qualunque cosa abbia mai voluto il Grande Fratello - ma di sicuro non ci mentirebbero sul riscaldamento globale nel raggiungerlo...oppure no?
Cosa c'è di più pericoloso? una fluttuazione della temperatura che è stata rappresentata ed ha avuto dieci valori eccessivi solo negli ultimi mille anni senza nessun duraturo impatto sull'ecosistema, oppure una scusa per i governi occidentali per stringere le catene del fascismo alle nostre caviglie nel nome della salvezza del pianeta?
Non ha la storia recente da sola dato prova nel mostrare che i governi sfruttano, gonfiano e generano l'isteria su mostri sotto il letto che lo stato stesso ha fabbricato? Perchè questa volta dovremmo credere loro? Se i governi occidentali fossero davvero preoccupati del cambiamento climatico dovrebbero offrirci incentivi sottoforma di tagli alle tasse e non punizioni per ridurre le emissioni di CO2.
Ma i tagli alle tasse non sono un bonanza gigante di denaro contante per i nostri esaltati guardiani di Madre Terra, il governo che ama, che stanno per tassare il mondo vivente al di fuori di noi per il nostro proprio bene e per la sopravvivenza dell'umanità, mentre si riempiono le loro tasche. Nuovi sviluppi durante questa settimana tradiscono il fatto che il riscaldamento globale è una creatura del Grande Fratello che lo sta usando per eliminare qualsiasi straccio di libertà personale ci sia rimasta.
Gordon Brown, il prossimo Primo Ministro inglese raccomandato al Bilderberg dice che abbiamo bisogno di un "nuovo ordine mondiale" per combattere il cambiamento climatico. L'Unione Europea ha deciso di vietare dal 2009 le lampadine tradizionali in ogni casa britannica. Le cosiddette lampadine a risparmio energetico ora come ora non risparmiano molta energia e contengono sostanze tossiche proibite dall'UE stessa, ma non facciamoci domande difficili su ciò. Un tale assurdo mandato è ovviamente impossibile da rispettare alla lettera quindi aspettiamoci di vedere una tassa sulle sporche cattive lampadine e regolari ispezioni a casa degli ispettori dello stato(assunti dalle compagnie elettriche e dai lettori del contatore) per controllare l'osservanza del Sig.Rossi alla legge verde.
Poichè gli uomini producono CO2 respirando, sicuramente una cosa sensibile da fare sarebbe tassare l'aria che respiriamo? Su ciò è in atto una discussione. Il New York Times ha pubblicato la scorsa settimana un editoriale facendo un appello ai governi per imporre agli uomini una tassa sull'aria che respiriamo! Tassare l'aria che respiriamo! Possiamo non essere d'accordo che questi mostri del controllo isterico si siano impadroniti del teatro del dibattito sul riscaldamento globale? L'idea di tassare l'aria che respiriamo è stata per decenni un'allegoria satirica del controllo governativo ma ora sta diventando una realtà, perchè il riscaldamento globale sta diventando la giustificazione per fare qualunque cosa! Il riscaldamento globale è anche un'opportuna copertura per i veri crimini ambientali che andranno avanti a nome delle mega corporations e dell'establishment scientifico complici del governo che impone draconiane misure su di noi in nome dell'ambiente.
Nel frattempo siamo costretti a finanziare la nostra fornitura d'aria, la contaminazione da OGM, lo smaltimento di rifiuti tossici, clonazioni bizzarre di scienziati pazzi e la distruzione della foresta pluviale continuerà rapidamente mentre siamo sempre sotto osservazione sulle lampadine e sulle bottiglie di birra. Ci dicono che non c'è rimasto tempo per il dibattito - non vogliamo saperne del periodo medievale caldo, di come le temperature sono scese con l'aumento delle emissioni di CO2 dagli anni '40 agli '80, di come la troposfera non mostri aumento dei gas-serra, dell'attività solare e delle sue dirette correlazioni con il cambiamento climatico, dei campioni di ghiaccio artico che mostrano il ritardo del CO2 dopo l'aumento della temperatura - perchè il riscaldamento globale è la nostra giustificazione per fare qualsiasi cosa e lo andiamo a fare, che vi piaccia o no !!

Fonte: http://www.prisonplanet.com/articles/march2007/130307doanything.htm
Traduzione a cura di AMD.


 

Coldiretti: "Rischio desertificazione Stampa E-mail
17 Giu, 2007 at 12:11 AM

Fonte: Repubblica.it

ROMA - Oltre un terzo del territorio italiano è a rischio desertificazione. Colpa dei cambiamenti climatici che si stanno manifestando con stravolgimenti stagionali che sono accompagnati sempre più spesso da eventi metereologici estremi.
Ad affermarlo è la Coldiretti in occasione della giornata mondiale della desertificazione promossa dalle Nazioni Unite. Per questa ragione, ha sottolineato Coldiretti, è importante mantenere un'agricoltura capace di salvaguardare la fertilità dei suoli.

Nel complesso a rischio è il 36 per cento del territorio italiano, ma la situazione è ancora più allarmante in regioni come Sardegna e Calabria, dove secondo l'ultimo annuario dei dati ambientali dell'Apat, le zone con sensibilità media o alta alla desertificazione arrivano a circa il cinquanta per cento.
I cambiamenti climatici, prosegue Coldiretti, stanno stravolgendo le condizioni di fatto del sistema agricolo. Hanno innanzitutto messo in moto uno spostamaento delle zone tradizionali di coltivazione di colture, come ad esempio è accaduto all'olivo che oramai viene coltivato a ridosso delle Alpi.
Gravi anche i fenomeni della riduzione della riserva idrica, l'aumento dell'erosione in zone collinari e l'anticipo di germogliamento per le piante coltivate. A questo vanno aggiunti anche il maggiore rischio di gelate tardive e le alluvioni in pianura.
In gioco, secondo i dati di Coldiretti, c'è un patrimonio di prodotti che ha superato i 20 miliardi di euro in valore e che registra primati mondiali nei vini, nei prodotti a denominazione di origine e nelle specialità tradizionali.
Sul tema è interventuo anche il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, che nel messaggio inviato al sottosegretario all'Ambiente, Bruno Dettori, ha detto che "la politica deve fornire risposte urgenti" alla emergenza globale rappresentata della desertificazione. "La desertificazione - scrive Bertinotti - rappresenta una delle conseguenze più inquietanti del fenomeno di surriscaldamento del pianeta, cui ha contribuito in misura crescente un'azione umana irresponsabile, che ha finito per colpire soprattutto le regioni del sud del mondo, accrescendone i già drammatici livelli di precarietà, insicurezza alimentare e povertà ". In queste condizioni, ha detto Bertinotti, è necessario anche "il contributo determinante delle iniziative della società civile. Solo operando un cambiamento radicale degli stili di vita e maturando la consapevolezza della necessità di un nuovo rapporto tra uomo e natura, sarà possibile realizzare strategie efficaci di sviluppo sostenibile per la salvaguardia dell'ambiente e di tutti i popoli del pianeta".
Su un piano globale, secondo le Nazioni Unite, sono oltre un miliardo le persone minacciate dalla desertificazione con oltre un milione di profughi che ogni anno sono costretti a fuggire dalle terre divenute invivibili. La regione più interessata è l'Africa, con tre quarti delle terre coltivate che subiscono degrado e desertificazione.
 
Più duro il ministro dell'Ambiente Pecoraro Scanio: ha chiesto un Dpef che affronti il problema del clima: "Le pensioni e il rilancio dell'economia sono certamente grandi temi, ma è gravissimo che la lotta ai cambiamenti climatici e la riconversione ecologica non siamo considerati prioritari".

(17 giugno 2007)
 
 
070617_2Dal teatrino del grande fratello continuano con la disinformazione accusando i "cambiamenti climatici" e "l'irresponsabile azione umana" per quello che sta accadendo. Continua il martellamento incessante nelle nostre teste com un mantra per far accettare dalla nostra mente che quello che accadrà sarà inevitabile e merito dell'uomo.

Come diceva AMD nello post precedente, questa litania si sta sostituendo come un rosario al messaggio subliminale precedente riguardo l'11 settembre e il terrorismo internazionale.

Stesso metodo, stessi burattini, stessi burattinai.
Prepariamoci a pagare, perché la nostra colpa è solo quella di restare qui a guardare senza muovere un dito.


 

Il golpe della corporation climatica Stampa E-mail
20 Giu, 2007 at 12:09 AM
Articolo a cura di AMD
 
Non respirare. E' guerra totale contro le emissioni di CO2, e tu stai rilasciando CO2 ad ogni respiro. La campagna multimediale contro il riscaldamento globale che sta ora saturando i nostri sensi, e che insiste sul fatto che la componente crescente di CO2 nei gas-serra è il nemico, non fa prigionieri: o stai con noi o stai con i “negazionisti”.
Nessuno può dubitare della nuova ortodossia od osare il rischio del peccato di emissione. Se Bill Clinton corresse oggi per la presidenza giurerebbe di non aver mai respirato.

Come siamo arrivati a questo punto?
Com'è possibile che un arcano argomento solo ieri di interesse puramente per una manciata di scienziati specializzati arriva così all'improvviso a dominare i nostri discorsi?
Come mai la riflessione scientifica prorompe così rapidamente in onnipresenti ed apocalittici avvertimenti?

Queste non sono domande ipotetiche bensì storiche, ed esse hanno una risposta.
Eventi come questi non sono quelli che accadono e basta; essi sono costruiti per succedere.
Nel complesso le nostre idee tendono a non essere proprio le nostre; di rado noi ci esprimiamo coerentemente con queste ma piuttosto le imbibiamo del mondo circostante.
Ciò è ovvio specialmente quando le nostre idee si rivelano essere le stesse di chiunque altro ci sia prossimo, persino di chi non abbiamo mai incontrato o con cui non abbiamo mai comunicato.
Da dove è venuta e come è entrata nelle nostre teste questa idea della crisi urgente del riscaldamento globale e delle emissioni di CO2, dato che molto pochi di noi hanno mai letto o provato a leggere un solo documento scientifico sui gas-serra?

Rispondere a tali domande non è così difficile come potrebbe sembrare, per la semplice ragione che occorre una enorme capacità nell'estensione degli ambiti e nelle risorse per posizionare un'idea così estranea velocemente e simultaneamente in così tante menti, e gli unici a possedere tali capacità e mezzi sono i governi e le corporations, insieme al loro apparato multimediale.
Effettuare un tale significante cambiamento nell'attenzione, percezione e credo richiede uno sforzo sostanziale, quindi visibile e dimostrabile. Fino a pressochè i giorni nostri la maggior parte delle persone era o inconsapevole o confusa e relativamente indifferente a questo problema, nonostante un consenso crescente tra gli scienziati e gli ambientalisti sui possibili pericoli derivanti dal cambiamento climatico.

Gli attivisti del cambiamento climatico, come Al Gore, sono stati rapidi ad attribuire la responsabilità causa l'ignoranza popolare, la confusione e la mancanza d'interesse, ad una campagna di propaganda ben finanziata dalle corporations, dalle compagnie petrolifere e dalle loro organizzazioni di facciata, dai compari politici, da agenzie pubblicitarie e di pubbliche relazioni e dai media compiacenti, che trastullano il pubblico nell'autocompiacimento seminando dubbio e scetticismo su preoccupanti affermazioni scientifiche.
E, ovviamente, avevano ragione; questa campagna delle corporations c'è stata ed è stata sin d'allora ampiamente documentata.
Ciò che gli attivisti del riscaldamento globale hanno opportunisticamente mancato di sottolineare, tuttavia, è che il loro proprio allarmistico messaggio è stato tambureggiato nelle nostre menti proprio dagli stessi mezzi, benchè da diverse corporations. Questa campagna, che potrebbe dimostrarsi di gran lunga più significativa, ha fin qui ricevuto scarsa attenzione. Durante gli ultimi quindici anni siamo stati sottoposti a due campagne tra loro in competizione, rappresentative differenti venerande strategie corporative e riflesso di una divisione tra i circoli delle elites. Il problema del cambiamento climatico è stato inquadrato da entrambi i lati di questa elite divisa, dando l'apparenza che ci fossero solo questi due lati.

La prima campagna, che prese forma negli ultimi anni '80 come parte della trionfalistica offensiva “globalizzatrice”, ha cercato di confrontare frontalmente la speculazione sul cambiamento climatico negando, dubitando, deridendo e svalutando le tranquillizzanti affermazioni scientifiche che avrebbero potuto mettere un freno all'entusiasmo per l'espansione dell'impresa capitalista.
Questa fu poi modellata e fino ad un certo punto costruita sulla prima campagna dell'industria del tabacco nata per spargere scetticismo sull'evidenza montante dei deleteri effetti del fumo sulla salute.
Nella scia di questo sforzo di propaganda “negativa”, ciascuno e tutti i critici del cambiamento climatico e del riscaldamento globale sono stati immediatamente identificati con questo lato del dibattito.
La seconda “positiva” campagna, emersa dieci anni dopo, sulla scia di Kyoto ed all'apice del movimento no-global, ha cercato di evitare la questione ambientale affermandola solo per dirottarla e rivolgerla a vantaggio delle corporations.
Modellata su un secolo di coinvolgimento liberale corporativo nei movimenti di riforma popolari e nei regimi regolatori, essa ambiva ad appropriarsi del problema per moderare le sue implicazioni politiche, rendendolo quindi compatibile con gli interessi economici, geopolitici ed ideologici corporativi. La campagna sul clima delle corporations quindi enfatizzava il primato delle soluzioni basate sul mercato insistendo allo stesso tempo sull'uniformità e prevedibilità di regole e regolamenti vincolanti; nello stesso momento gonfiava il problema del cambiamento climatico in una ossessione, una preoccupazione totale con la quale dirottare l'attenzione dalle sfide radicali del movimento di giustizia globale.
Sulla scia di questa campagna, ciascuno e tutti gli oppositori dei “negazionisti” sono stati identificati – e, cosa molto più importante, hanno volenti o nolenti identificato sé stessi – con i crociati del “clima delle corporations”.
La prima campagna, dominante per tutti gli anni '90, è stata penalizzata dall'esposizione ed è divenuta relativamente moribonda nei primi anni del primo mandato di Bush II, sebbene non avesse perso influenza nella Casa Bianca(e nell'ufficio del Primo Ministro).
La seconda, dopo aver contribuito alla diffusione di un movimento radicale, ha avuto il suo successo nel generare l'attuale isteria sul riscaldamento globale, ora sicuramente incanalata in agende complici delle corporations a spese di qualsiasi serio dibattito con tali poteri. Il suo successo mediatico ha risvegliato l'elettorato e costretto persino i negazionisti più duri ad assumere disincantatamente un'immagine più verde.
Nel frattempo, cosa più importante, le due opposte campagne hanno in effetti rimosso ogni margine di spazio per rifiutarle entrambe.
Negli ultimi anni'80 le più potenti corporations del mondo lanciarono la loro rivoluzione globalizzatrice, proclamando incessantemente l'inevitabile beneficio del libero scambio e, durante tale processo, relegando ai margini i problemi ambientali e riducendo il movimento ambientalista ad azioni di retroguardia.
Nondimeno l'interesse per il cambiamento climatico continuava a crescere. Nel 1988 scienziati del clima e politici istituirono il Comitato Intergovernativo sul Cambiamento Climatico – IPCC – per mantenersi aggiornati sulla questione e porre all'attenzione rapporti periodici. In un meeting a Toronto trecento scienziati e politici da quarantotto paesi lanciarono un “appello per agire” sulla riduzione delle emissioni di CO2.
L'anno seguente cinquanta compagnie petrolifere, automobilistiche e chimiche con le loro associate per il commercio formarono la Coalizione per il Cambiamento Globale(GCC), con l'aiuto del gigante delle pubbliche relazioni Burson-Marsteller.
Il suo scopo prestabilito era di istillare dubbi sulle affermazioni scientifiche e prevenire gli sforzi politici per ridurre le emissioni di gas-serra.
Il GCC concesse milioni di dollari in finanziamenti politici ed a supporto di una campagna di pubbliche relazioni con l'avvertimento che sforzi mal condotti per ridurre le emissioni di gas-serra attraverso restrizioni nel consumo di combustibili fossili avrebbe compromesso la promessa della globalizzazione e causato la rovina economica.
Gli sforzi del GCC misero effettivamente in stallo la questione del cambiamento climatico.

Nel frattempo, a seguito di una rivolta locale nel Chiapas nel Gennaio del 1994, organizzata nel primo giorno dell'implementazione del NAFTA(Patto per il libero scambio nel Nordamerica), il movimento anti-globalizzazione proruppe in una protesta su scala mondiale contro il capitalismo nel mercato e la depredazione messa in atto dalle corporations, compresa la spoliazione dell'ambiente.
Nel giro di cinque anni il movimento crebbe in coesione, numeri, slancio e militanza, e si raccolse in determinate “giornate d'azione globali” per il mondo, particolarmente in azioni mirate agli incontri dei G8, della Banca Mondiale, del Fondo Monetario Internazionale e dell'Organizzazione per il Commercio Mondiale (WTO), raggiungendo il suo picco nel terminare la riunione di quest'ultima a Seattle nel Novembre del '99.
Il movimento, che consisteva di una larga varietà di diverse organizzazioni di base unite nell'opposizione all'agenda corporativa globale, scosse la campagna elitaria globalizzatrice alle sue radici. Fu in questo travagliato contesto che i firmatari della Convenzione sul Cambiamento Climatico delle Nazioni Unite, che era stata formulata dai rappresentanti di 155 nazioni al Summit sulla Terra di Rio nel 1992, si incontrarono nel 1997 a Kyoto e stabilirono il cosiddetto Protocollo per ridurre le emissioni di gas-serra attraverso la limitazione e lo scambio delle emissioni di anidride carbonica.
 
Il Protocollo di Kyoto, tardivamente firmato solo alla fine del 2004, fu l'unico accordo internazionale sul cambiamento climatico e subito divenne il campanaccio del dibattito politico sul riscaldamento globale.
L'opposizione delle corporations anticipò Kyoto.
Nell'estate del 1997 il Senato degli U.S.A. all'unanimità approvò una risoluzione che richiedeva che qualsiasi trattato del genere dovesse includere la partecipazione e l'approvazione dei paesi in via di sviluppo, in particolare delle potenze economiche emergenti come Cina, India e Brasile, che nondimeno erano state escluse dalla prima ratifica del Protocollo di Kyoto.
Le corporations all'opposizione del Protocollo nel GCC, con il crescente movimento per la giustizia globale sullo sfondo, lo condannarono come un complotto socialista e terzomondista contro i paesi sviluppati dell'Occidente.
La convergenza del movimento per la giustizia globale e di Kyoto, tuttavia, spinse alcune elites a ripensare la propria strategia ed a riorganizzarsi, il che creò una divisione tra le loro fila in merito al problema del riscaldamento globale. Le defezioni dal GCC iniziarono nel 1997 e nel giro di tre anni andarono ad includere alcuni dei maggiori attori come Dupont, BP, Shell, Ford, Daimler-Chrysler e Texaco.
Tra gli ultimi sostenitori rimanevano Exxon, Mobil, Chevron e General Motors(Nel 2000 il GCC si sciolse ma altre organizzazioni di facciata sulla stessa linea di pensiero furono create per continuare la campagna “negativa”, che tuttora continua).
Coloro che si separarono dal GCC rapidamente si riunirono in nuove organizzazioni.
Tra le prime di queste ci fu il Pew Center per il Cambiamento Climatico Globale finanziato dalle donazioni filantropiche della Sun Oil/Sunoco.
Il comitato del nuovo Centro fu presieduto da Theodore Roosevelt IV, pronipote del Presidente dell'Era Progressista (ed icona della conservazione) ed amministratore della banca d'affari Lehman Brothers.
Ad unirsi a lui nel comitato c'erano l'amministratore delegato della banca d'affari Castle-Harlan e l'ex CEO di Northeast Utilities, così come l'avvocato di lungo corso delle corporations Frank E. Loy, che era stato il capo negoziatore per il commercio e cambiamento climatico nell'amministrazione Clinton.
Come suo atto iniziale il Pew Center stabilì il Business Environmental Leadership Council (Consiglio per la Guida degli Affari Ambientali), presieduto da Loy. Tra i primi membri di detto consiglio c'erano Sunoco, Dupont, Duke Energy, BP, Royal Dutch/Shell, Duke Energy, Ontario Power Generation, DTE(Detroit Edison) ed Alcan. Rimarcando la propria distanza dal GCC, il Consiglio dichiarò che “noi accettiamo le opinioni di molti scienziati secondo le quali ci è noto a sufficienza riguardo alla scienza ed agli impatti ambientali del cambiamento climatico per intraprendere azioni al fine di indirizzarle verso le conseguenze;” “Il mondo degli affari può e dovrebbe intraprendere iniziative concrete negli U.S.A. ed all'estero per definire opportunità per la riduzione delle emissioni....ed investire in nuovi, più efficienti prodotti, processi e tecnologie.” Il Consiglio enfatizzava il fatto che il cambiamento climatico avrebbe dovuto trovare una soluzione attraverso “meccanismi basati sul mercato” ed adottando “politiche ragionevoli”, ed esprimeva il credo secondo cui “le compagnie che per prime agiranno sulla politica e sulle strategie climatiche guadagneranno un vantaggio competitivo continuato sui loro simili”. All'inizio del 2000 i leaders mondiali del mondo degli affari convenuti al Forum Mondiale dell'Economia a Davos, in Svizzera, dichiararono che il Cambiamento Climatico era “la più grande minaccia sul mondo”.
Quell'autunno molti degli stessi attori, compresi Dupont, BP, Shell, Suncor, Alcan, ed Ontario Power Generation, così come il produttore francese di alluminio Pechiney, unirono le loro forze con il gruppo per la Difesa Ambientale delegato dagli USA per formare il Partenariato per l'Azione sul Clima. Tra i dirigenti del gruppo Difesa Ambientale c'erano Frank Loy del Pew Center, persoanle dirigente del gruppo Carlyle, Berkshire Partners, Morgan Stanley ed il CEO di Carbon Investments.
Rifacendosi alla missione del Pew Center ed appena un anno dopo che “la battaglia di Seattle” aveva posto fine al WTO opponendosi al regime di globalizzazione delle corporations, la nuova organizzazione riaffermava il proprio credo nell'azione benefica del capitalismo nel mercato.
“Il primo scopo del Partenariato è quello di promuovere meccanismi basati sul mercato come mezzo per raggiungere una prima e credibile azione nella riduzione delle emissioni dei gas-serra che sia efficiente e che abbatta i costi.
Per tutto il suo messaggio iniziale questo messaggio fu ripetuto come un mantra: ”i benefici dei meccanismi del mercato”, “regole orientate al mercato”, “programmi basati sul mercato possono fornire i mezzi per raggiungere simultaneamente i traguardi della protezione ambientale e dello sviluppo economico”, “il potere dei meccanismi del mercato per contribuire alle soluzioni per il cambiamento climatico”.
Nella primavera del 2002 il primo rapporto del Partenariato(PCA) dichiarava orgogliosamente che “le compagnie del PCA sono all'avanguardia nel nuovo campo della gestione dei gas-serra”. “Non solo il PCA sta raggiungendo una reale riduzione delle emissioni che provocano il riscaldamento globale”, sottolineava il rapporto “ma sta inoltre fornendo una quantità di esperienze pratiche, dimostrando come ridurre l'inquinamento pur continuando a generare profitto”.
La potenziale creazione di profitto dal cambiamento climatico conquistò l'attenzione dei banchieri d'affari, alcuni dei quali erano tra i principali partecipanti nel PCA attraverso i loro legami con i comitati del Pew Center e della Environmental Defense. Goldman Sachs divenne il leader del gruppo, con la sua proprietà di installazioni energetiche attraverso Cogentrix e con clienti come BP e Shell, la banca di Wall Street fu la più in sintonia con le nuove opportunità.
Nel 2004 la compagnia cominciò ad esplorare le possibilità di fare mercato e l'anno seguente costituì il suo Centro per i Mercati Ambientali, con la dichiarazione “Goldman Sachs cercherà aggressivamente di creare mercato ed opportunità d'investimento nei mercati ambientali”; la banca dichiarò che il Centro si sarebbe occupato di ricercare lo sviluppo di opzioni di politiche pubbliche per istituire mercati attorno al cambiamento climatico, compresa la progettazione e promozione di soluzioni regolatrici per ridurre le emissioni di gas-serra. Essa dichiarò inoltre che Goldman Sachs “sarebbe stata in prima linea nell'identificare opportunità di innvestimento nel campo delle energie rinnovabili”, quell'anno acquisì Horizon Wind Energy, investì nel fotovoltaico con Sun Edison, procurò finanziamenti per Northeast Biofuels ed acquistò una quota della Iogen Corporation, pioniere nel campo della conversione in etanolo di paglia, steli di granturco ed altre erbacee.
La compagnia inoltre si dedicò “ad agire da intermediario nello scambio dei crediti da emissioni” di CO2(ed SO2) ed anche in aree come “derivati del tempo, crediti da energie rinnovabili ed altri beni relazionati al clima”. “Noi riteniamo,” proclamò la Goldman Sachs, “che la gestione dei rischi e le opportunità provenienti dal cambiamento climatico e dalla sua regolazione saranno particolarmente significative e raccoglieranno un'attenzione crescente dai partecipanti al mercato dei capitali”.

070620_2Tra i partecipanti al mercato dei capitali c'era l'ex-vicepresidente USA Al Gore.
Gore aveva un interesse di lunga data nelle problematiche ambientali ed aveva rappresentato la propria nazione a Kyoto; inoltre aveva parimenti un collegamento con l'industria dell'energia attraverso un legame di amicizia paterna di lungo corso con Armand Hammer ed i suoi interessi finanziari nell'Occidental Petroleum, compagnia di Hammer, che il figlio ereditò.
Nel 2004, appena Goldman Sachs iniziò a promuovere le sue iniziative di creazione di mercati basati sul cambiamento climatico alla ricerca di profitti verdi, Gore si mise in società con i dirigenti di Goldman Sachs David Blood, Peter Harris e Mark Ferguson per costituire la banca d'affari ambientali Generation Investment Management(GIM), con sede a Londra, con Gore e Blood al timone. Nel Maggio 2005 Gore, in rappresentanza della GIM, rivolse un discorso al Summit degli Investitori Istituzionali sul Rischio Climatico e pose l'enfasi sulla necessità per loro di pensare nel lungo termine e di integrare le problematiche ambientali nella loro analisi dei mercati. “Credo che integrare le problematiche relative al cambiamento climatico nelle vostre analisi su quali stocks valga la pena investire, quanti e per quanto tempo, sia semplicemente un buon affare” chiarì Gore in quell'assemblea. Applaudendo alla decisione di Jeff Immelt, CEO di General Electric, annunciata il giorno prima, di muoversi in questa direzione, Gore dichiarò che “siamo qui in uno straordinario momento carico di speranze...quando i leaders del mondo degli affari cominciano a prendere le loro mosse”. Da allora Gore si mise al lavoro sul suo libro sul riscaldamento globale, Una Verità Scomoda, e quella stessa primavera iniziò le preparazioni per realizzare un documentario su di esso. Il libro ed il film dello stesso titolo uscirono entrambi nel 2006, con un enorme promozione ed immediato successo nell'industria dell'intrattenimento(il film ha raccolto un Academy Award). Ambo i veicoli estesero largamente il raggio d'azione dei fabbricatori del mercato sul cambiamento climatico, i cui sforzi da essi venivano esplicitamente magnificati. “Sempre più uomini d'affari negli USA stanno cominciando a condurci nella giusta direzione”, esultò Gore, aggiungendo “c'è inoltre un grande cambiamento in corso nella comunità degli investitori”. Il libro ed il film riflettevano fedelmente ed esaltavano i messaggi centrali della campagna corporativa.
Come i suoi compari al Pew Center ed al PCA, Gore insisteva sull'importanza di usare i meccanismi del mercato per confrontare la sfida del riscaldamento globale. “Una delle chiavi per risolvere la crisi del clima”, scrisse,”è quella di ricercare modi per usare la potente forza del capitalismo di mercato come alleata”.
Gore ripetè il suo ammonimento agli investitori sulla necessità di strategie a lungo termine e di integrare i fattori ambientali nella valutazione degli affari, riferendosi orgogliosamente a come gli uomini d'affari avessero iniziato “ad assumere una più ampia visuale di come il business possa sostenere la propria profittabilità nel tempo”. L'unico dirigente di corporation tuttora citato nel libro, per un'ampiezza di due pagine, era il CEO di General Electric Jeffrey Immelt, il quale in maniera stringata esponeva la tempistica e lo scopo ultimo della pratica: “Questo è un periodo di tempo in cui i miglioramenti per l'ambiente vanno a generare profitto”.
Dall'inizio del 2007 la campagna corporativa ebbe in maniera significativa aumentato la propria attività, con la creazione di diverse nuove organizzazioni.
Il Pew Center ed il PCA ora crearono una lobby politica, la U.S. Climate Action Partnership (USCAP). I membri USCAP erano gli attori chiave dello sforzo iniziale, come BP, Dupont, il Pew Center e la Environmental Defense, ai quali si aggiunsero altri come General Electric, Alcoa, Caterpillar, Dike Energy, Pacific Gas and Electric, Florida Power and Light e PNM, la compagnia di utilities di Texas e Nuovo Messico.
PNM si è recentemente unita alla Cascade Investments di Bill Gates della Microsoft per formare una nuova compagnia energetica concedntrata sulle opportunità di crescita nel Texas e negli USA occidentali. Il CEO di PNM, Jeff Sterba, è a capo della Climate Change Task Force dell'Edison Electric Institute.
Ad unirsi inoltre all'USCAP è stata la Natural Resources Defense Council, il World Resources Institute e la banca d'affari Lehman Brothers il cui direttore amministrativo, Theodore Roosevelt IV è stato a presiedere il consiglio del Pew Center e prossimo a presiedere anche il nuovo Centro Globale sul Cambiamento Climatico della stessa Lehman. Come ha fatto notare Newsweek(12 Marzo 2007) “Wall Street sta sperimentando un cambiamento di clima”, con l'ulteriore commento che “il modo per essere verdi è comportarsi da verdi”. Nel Gennaio del 2007 l'USCAP lanciò un “Appello per l'azione” uno “sforzo non di parte guidato dai principali dirigenti delle organizzazioni che ne facevano parte.
L' “Appello” dichiarava la “urgente necessità” per una politica quadro sul cambiamento climatico”; sottolineando che “fosse necessario un sistema vincolante che imposti requisiti chiari, prevedibili e basati sul mercato per ridurre le emissioni di gas-serra”. L'USCAP stese un “piano per un approccio restrittivo su larga scala e guidato dalle regole del mercato per la protezione del clima, che raccomandava un programma “limita e scambia” come sua pietra miliare, combinando la definizione degli obiettivi con un mercato globale del carbonio per lo scambio dei crediti e permessi delle emissioni.
Per lungo tempo condannato dai paesi in via di sviluppo come “colonialismo al carbonio”, lo scambio di emissioni è divenuto la nuova ortodossia. Il piano invocava anche un “programma nazionale per accelerare la tecnologia, la ricerca, lo sviluppo e l'impiego di risorse” e misure per incoraggiare la partecipazione dei paesi come Cina, India e Brasile, insistendo che “la soluzione dev'essere globale”. Secondo il portavoce di Jeff Immelt, CEO di General Electric, “queste raccomandazioni dovrebbero catalizzare un'azione legislativa che incoraggi l'innovazione e favorisca la crescita economica potenziando allo stesso tempo la sicurezza energetica e l'equilibrio del commercio
Il mese seguente un'altra organizzazione della corporazione climatica fece la sua comparsa, quest'ultima specificatamente dedicata a diffondere il nuovo vangelo del riscaldamento globale. Presieduta da Al Gore della Generation Investment Management, l'Alleanza per la Protezione del Clima includeva tra i suoi membri l'ora familiare Theodore Roosevelt IV della Lehman Brothers ed il Pew Center, l'ex consigliere alla sicurezza nazionale Brent Scowcroft, Owen Kramer del Boston Provident, rappresentanti della Environmental Defense, il Natural Resources Defense Council, la National Wildlife Federation e tre ex amministratori dell'EPA-Environmental Protection Agency.
Usando “tecniche di comunicazione innovative e di lungo raggio,” spiegava Gore, “ l'Alliance for Climate Protection si sta impegnando in un esercizio di persuasione di massa senza precedenti” - la campagna multimediale contro il riscaldamento globale sta ora saturando i nostri sensi. Non respirate. Se la campagna corporativa sul cambiamento climatico ha alimentato una febbrile preoccupazione popolare per il riscaldamento globale, ha anche portato a termine molto di più. Presentata nel bel mezzo del movimento globale per la giustizia, ha ristabilito la fiducia in quelle stesse credenze e poteri che quel movimento aveva faticato così tanto a smascherare e sfidare : in tutto il mondo le corporazioni tendenti a massimizzare i loro profitti portano a termine innumerevoli agenzie e programmi; l'indiscussa autorità della scienza e la conseguente fiducia nella salvezza attraverso la tecnologia, e la generosità del mercato che si autoregola con il relativo rimedio della prosperità attraverso il libero commercio, ed i suoi magici poteri che trasforma in merce tutto quello che tocca, persino la vita. Tutte le sorprendenti verità rivelate da quel movimento sulle ingiustizie, i danni, e le diseguaglianze seminate e sostenute da quei poteri e da quelle credenze ora sono state sepolte, spazzate via dall'apocalittica corsa per combattere il riscaldamento globale.
070620_3Paragonata esplicitamente ad una guerra, questa epica sfida richiede una forte attenzione ed impegno totale, senza alcuna distrazione.
Ora non c'è tempo, né alcuna necessità, di mettere in discussione una società deviata o di riesaminare i suoi miti di fondo. Il biasimo e il fardello di responsabilità sono stati riportati sul singolo individuo, sommerso dalla colpa primordiale, il noto peccatore che affronta la punizione per i suoi peccati, i suoi eccessi, predisposto dalla sua cultura religiosa e pronto adesso per la disciplina ed il sacrificio.
Il giorno di apertura della stagione di baseball 2007 , il proprietario dei Toronto Blue Jays si è levato in piedi davanti allo schermo gigante, una stravaganza elettronica, circondato da un cerchio di danzanti marchi corporativi e di pubblicità ed ha esortato ogni persona nella folla, in maniera ridicola, ad uscire per comprare una lampadina a basso consumo. Hanno applaudito. Nel suo libro bestselling 2005 i Fabbricanti del Clima, Tim Flannery ha esortato i suoi lettori a combattere "la nostra guerra al cambiamento del clima". Con una precedente edizione canadese scritta da Mike Russill, ex presidente del gigante dell'energia Suncor e ora capo del WWF/Canada, il libro ha ben rispecchiato la campagna aziendale. Ognuno di noi "deve credere che la lotta puo essere vinta in termini sociali ed economici", Russill insiste, "e non dobbiamo cambiare significativamente il modo in cui viviamo", "La cosa più importante da realizzare", gli fa eco Flannery, "è che noi tutti possiamo fare la differenza ed aiutare a combattere il cambiamento del clima a costo quasi zero per il nostro stile di vita". "Il passaggio ad un'economia senza emissioni di carbonio è facilmente realizzabile", egli esulta, "perché abbiamo tutta la tecnologia di cui abbiamo bisogno per farlo".
"Un solo grande rischio potenziale sulla strada della stabilità del clima", egli avverte, tuttavia, " è la propensione dei gruppi a legare il loro carro ideologico alla spinta per la sostenibilità ". Quando si affronta un'emergenza grave ", egli avverte ", è meglio essere coerenti ". Il libro ispira fiducia, incitando il lettore a combattere contro questa minaccia globale con semplicità, con entusiasmo e speranza, tranne che per una piccola parte, nascosta nel testo, che preoccupa il lettore attento: " perché la preoccupazione sul cambiamento del clima è così nuova e l'argomento riguarda così tante branche del sapere ", Flannery nota, " ci sono pochi esperti veri nel campo e sono anche meno quelli che possono esprimere chiaramente ciò che il problema puo significare per il grande pubblico e quello che dovremmo fare a riguardo ". La campagna corporativa ha fatto di più che creare semplicemente occasioni di affari per i principali divulgatori scientifici come Flannery. Creando esclusivamente una competizione Manichea fra negazionisti cattivi ed indifferenti, da una parte, ed illuminati sostenitori del riscaldamento globale, dall'altra, ha anche preparato giornalisti vicini alla sinistra abitualmente scaltri dal punto di vista politico ad un'insolita credulità.
Riscaldamento, l'appassionato manifesto 2006 sull'argomento di George Monbiot, è imbarazzante nella sua artificiale enfasi e nella sua ingenua deferenza alla scienza. “Limitare il cambiamento del clima" declama, “deve diventare il progetto che mettiamo prima di tutti gli altri. Se falliamo in questa operazione, falliamo in tutto il resto" “Dobbiamo sostenere il peso delle richieste della scienza" dichiara; dobbiamo adottare “la posizione determinata dalla scienza piuttosto che la posizione determinata dalla politica," come se ci fosse ancora qualcosa della scienza che non è anche politica. Monbiot non sferra colpi contro “l'industria che nega" condannando i sostenitori negazionisti delle corporazioni per la loro “idiozia" e annunciando duramente che in un giorno non molto lontano “negare i cambiamenti del clima apparirà stupido quanto la negazione dell'Olocausto, o l'insistente affermazione che l'AIDS si può curare con le barbabietole." Tuttavia non ha alcuna parola di riconoscimento e tanto meno di critica per i sostenitori dell'altra parte di cui vende forse involontariamente il messaggio con tanta passione. Ed anche qui, stranamente, un breve paragrafo sepolto nel testo, apparentemente disgiunto dal resto, disturba il lettore diversamente orientato.
"Nessuna di queste cose è consigliabile", Monbiot fa notare in conclusione, " che la scienza non dovrebbe essere soggetta a scetticismo e revisione costanti o che gli ambientalisti non dovrebbero essere tenuti in considerazione. . . .
Quelli che combattono i cambiamenti climatici non hanno il diritto di sbagliare più di chiunque altro ".
Se inganniamo il pubblico ", egli riconosce", dovremmo aspettarci di essere smascherati", aggiungendo che "abbiamo bisogno anche di sapere che non stiamo perdendo il nostro tempo: "non c'è alcun senso nel dedicare la vostra vita a combattere un problema che non esiste". Forse quì trapelano alcuni scampoli di verità tra le righe ben gestite, annunciando già l'apertura di un altro spazio e di un altro momento.


Lo storico David Noble insegna all'Università di Toronto, Canada. Egli è l'autore del libro Beyond the Promised Land – Oltre la terra promessa (2005).

Manipolazioni climatiche Stampa E-mail
01 Feb, 2008 at 04:52 PM

E' possibile manipolare il clima? E' possibile evitare o incoraggiare la pioggia? Esitono delle tecnologie di manipolazione climatica basate sullo spargimento di sostanze chimiche nell'atmosfera?

Per rispondere, riportiamo tre recenti articoli riguardanti la manipolazione climatica, mentre per gli approfondimenti segnaliamo:
Storia del controllo climatico
Idee per salvare il pianeta  

 

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Fonte: tamtam.it - 5 gennaio 2008

Una "notte perpetua" per raffreddare la terra
La proposta di scienzati russi sembra peggiore del male


Mentre tutto il mondo si preoccupa del riscaldamento terrestre, la Russia, che sta facendo della sua espansione energetica l’elemento principale della crescita e guarda al disgelarsi dei suoi tesori artici come ad una grande possibilità di appropriarsi di risorse finora irraggiungibili, sta cercando in ogni modo di trovare soluzioni alternative ai vincoli che si profilano con gli accordi per il post-Kyoto.
Una delle più fantasiose viene dagli scienziati dell’Accademia russa delle scienze. Yuri Israel, direttore dell'Istituto di climatologia e di ecologia mondiale, ha spiegato in una conferenza stampa che gli scienziati russi hanno messo a punto un metodo per contrastare il riscaldamento climatico basato sulle diminuzioni di temperatura provocate dalle eruzioni vulcaniche.
"Dopo le eruzioni vulcaniche – ha spiegato Israel - la temperatura diminuisce in una superficie abbastanza vasta del globo terrestre. Questo è dovuto allo scarico nell’atmosfera, ad un’altitudine di 10.000 – 16.000 metri, di minuscole particelle di aerosol. Il metodo che stiamo mettendo attualmente a punto è fondato su questa osservazione".
Secondo l’esperto dell’Accademia russa delle scienze “la polverizzazione artificiale di circa un milione di tonnellate di queste particelle nell’atmosfera terrestre permetterà di ridurre l’irraggiamento solare tra lo 0,5% e l’1% e provocherà una diminuzione tra lo 0,5 e un grado Celsius. Una parte di queste particelle si depositerà sulla terra, il che non comporta alcun rischio ecologico”.
Evidentemente agli scienziati russi non interessa la discussione molto occidentale su polveri e nanopolveri, pensando alle vaste distese del più grande Paese del mondo, il possibile inquinamento aggiuntivo a terra passa in sottordine.
Agli stessi pare non interessare troppo neppure se poi questi aerosol permarranno stabilmente nell’atmosfera e magari, combinandosi con i tanti inquinanti già esistenti, dovessero causare un guaio peggiore del rimedio.
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Fonte: ansa.it - 23 gennaio 2008

URAGANI: USA, SI PENSA AI DRONI PER CONTROLLARLI 

NEW YORK - Per tenere sotto controllo gli uragani che non di rado devastano le coste atlantiche degli Stati Uniti, i meteorologi americani stanno pensando di sfruttare i cosiddetti droni, i piccoli aerei senza pilota che vengono utilizzati, tra l'altro, per la guerra in Iraq. Lo hanno indicato gli esperti della Noaa, la 'National Oceanic and Atmospheric Administration' ad una riunione di specialisti a New Orleans, in Louisiana, la città che oltre due anni or sono è stata devastata dall'uragano Katrina.

Gli specialisti hanno annunciato l'avvio di un programma della durata di tre anni, con una dotazione finanziaria pari a tre milioni di dollari, per studiare la fattibilità del progetto. Attualmente per tenere sotto controllo gli uragani si impiegano aerei con pilota ed equipaggio, una pratica che comporta non pochi rischi.

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Fonte: notizie.alice.it

CINA/ PECHINO PREPARA "OMBRELLO METEOROLOGICO" SULLE OLIMPIADI

Roma, 1 feb. (Apcom) - Per assicurare un cielo terso e luminoso durante le Olimpiadi dell'estate prossima, gli organizzatori di Pechino 2008 tentano di mettere mano alle nuvole e con l'aiuto di esperti meteorologi - scrive oggi il "Los Angeles Times" - promettono di fermare la pioggia.

Mentre gli atleti dei Giochi olimpici portano a termine gli allenamenti, i meteorologi cinesi lavorano sui cieli, nel tentativo di fermare il corso della natura: "Il nostro staff è allenato. I preparativi ultimati", ha dichiarato Wang Jianjie, portavoce dell'Ufficio meteorologico di Pechino, nel corso di una conferenza stampa che si è svolta nel quartiere generale del comitato organizzatore. L'estate è la vera stagione delle piogge nel Paese del Dragone, ma sulla cerimonia inaugurale dei Giochi, il prossimo 8 agosto - annunciano - non cadrà una goccia di pioggia.

Il progetto non deve però stupire. I cinesi sono infatti tra i leader mondiali nelle cosiddette "manipolazioni meteorologiche", anche se in realtà hanno più esperienza nello stimolare le precipitazioni che non nel bloccarle. Di fatto, però, la tecnica è la stessa. Per 'fabbricare' la pioggia si "insemina una nuvola" con cristalli di ioduro d'argento, sale o ghiaccio secco. Gli scienziati cinesi sostengono di aver messo a punto una tecnica perfetta per ridurre le gocce di pioggia, per far calare o bloccare del tutto le precipitazioni.

La manipolazione climatica verrà utilizzata solamente su un'area limitata, sottolineano i moderni 'stregoni del tempo', con l'intento di aprire ciò che può essere definito un "ombrello" meteorologico sullo stadio olimpico da 91mila posti, fiore all'occhiello delle Olimpiadi cinesi.



Owning the weather Stampa E-mail
27 Mar, 2008 at 12:00 AM

Su segnalazione di Darkskies, riportiamo il documentario di  Discovery Science "Owning the weather" completamente in italiano. 

Approfondimenti:

Possedere il clima entro il 2025

Brevetto Eastlund  

Brevetto Cordani  

HAARP e potenzialità

Controllo climatico  


Topolino e i maghi della pioggia Stampa E-mail
31 Mag, 2008 at 12:00 AM

20080531_1sOggi giorno, molta gente si stupisce quando sente parlare di manipolazione del tempo meteorologico. La tv pare che se ne sia accorta circa un anno fa quando il TG1 (video) diede la notizia che la Russia possiede tecnologie per manipolare il tempo. Non fu detto, però, che Mosca ricorre all'inseminazione delle nubi per evitare la pioggia durante le manifestazioni importanti già dal 1995. Quindi, dov'è la notizia?  Probabilmente la vera notizia è che un telegiornale ne abbia parlato. Lo stesso discorso per quanto riguarda Pechino che ha annunciato: "niente pioggia durante le Olimpiadi". Tutti i mezzi di comunicazione a diffondere la notizia come fosse una novità assoluta. Topolino seppe fare di meglio già vent'anni fa:

20080531_2s 20080531_3s

Si ringrazia S.T. per la segnalazione. 

Approfondimenti:
Storia del controllo climatico
Progetto pioggia in Italia
I maghi della pioggia
I fabbricanti della pioggia
Manipolazioni climatiche  


Global dimming e zolfo Stampa E-mail
10 Giu, 2008 at 02:35 AM

Al fine di contrastare il riscaldamento globale, uno scienziato australiano, Tim Flannery, propone di immettere zolfo nell'atmosfera e suggerisce di aggiungerlo al carburante degli aerei.

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Trombe marine a Genova e a Ravenna Stampa E-mail
15 Giu, 2008 at 02:55 PM
Maltempo: 30 trombe marine a Genova, spettacolo sul mare
Capitaneria ha diffuso avviso di sicurezza per le navi

Trenta trombe marine a largo di Genova GENOVA, 15 GIU - Insolito e suggestivo fenomeno meteorologico nel Golfo di Genova: nel giro di un'ora si sono formate una trentina di trombe d'aria e acqua. Che hanno danzato in mare a 5 miglia dalla costa. La Capitaneria di Porto di Genova ha subito diffuso un avviso di sicurezza alle navi per la presenza delle water spouts provocate da un cumulonembo. Le trombe d'aria e d'acqua si sono alternate in rapida frequenza, nascevano e si dissolvevano, dalla costa ne sono state contate sette una vicina all'altra.
Fonte: ansa.it
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Armi ambientali al Tg2 Dossier Stampa E-mail
21 Giu, 2008 at 10:01 PM

Tg2 Storie Dossier del 14 giugno 2008: "Le armi "ambientali" del terzo millennio: dalle trombe d'aria agli interventi sullo strato dell'ozono"

Ascolta l'intervista al Gen. Mini sulla guerra ambientale

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Cloud-seeding e chemtrails Stampa E-mail
22 Giu, 2008 at 03:23 PM

Sempre più spesso i media si occupano di manipolazione climatica. Riteniamo doveroso precisare che, anche se si tratta sempre di sostanze chimiche sparse nell'atmosfera, le tecnologie impiegate per incrementare la pioggia nulla hanno a che vedere con le scie chimiche.

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