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Home arrow ChemBlog arrow cambiamento climatico arrow Allarme clima
Allarme clima Stampa E-mail
11 Ago, 2009 at 11:02 AM

3 articoli sull'allarme clima:

- Nuvole artificiali, scudo bianco che salverà la Terra
Studio danese: spariamole con i cannoni. Sistema ideato per riflettere i raggi solari e sconfiggere il "global warming"

- Le tecnologie anti-serra condurranno alla siccità
Studio di Science avverte: "La terapia può diventare peggio della malattia"

- Clima: UE, solo per 1% italiani non è un problema serio

 

Fonte: repubblica.it (8 agosto 2009)

Nuvole artificiali, scudo bianco che salverà la Terra

Studio danese: spariamole con i cannoni. Sistema ideato per riflettere i raggi solari e sconfiggere il "global warming"
di ANTONIO CIANCIULLO

ROMA - Una flotta da combattimento climatico per dichiarare guerra al global warming. Millenovecento navi schierate sugli oceani per sparare raffiche di pulviscolo a 5 chilometri di altezza, in modo da seminare nuclei di condensazione capaci di far nascere nuvole. In questo modo, utilizzando l'umidità dei mari per favorire il processo, si può creare uno schermo contro le radiazioni solari, uno scudo per respingere al di là dell'atmosfera una parte del calore in entrata. L'idea, rilanciata ieri dal Times e dal Financial Times, porta la firma del Copenaghen Consensus Center, un think tank diretto da Bjorn Lomborg, il docente di statistica diventato famoso dopo aver scritto "L'ambientalista scettico".

Secondo lo studio del Copenaghen Consensus Center, creare artificialmente le nuvole è meno costoso, in termini di riscaldamento evitato, delle politiche di riduzione delle emissioni che minano la stabilità del clima. Invece di riportare gli ecosistemi in equilibrio riducendo il peso dei fattori che li hanno sconvolti, e cioè tagliando i gas serra, il gruppo di Lomborg propone una cura basata sull'aumento dell'artificializzazione.

La geoingegneria, figlia degli studi condotti durante la guerra fredda per modificare il tempo in territorio nemico, mira a prendere con la forza il controllo del clima non solo creando nuvole ma usando un intero arsenale di strumenti d'attacco.

Ad esempio imbiancando le nubi esistenti, cioè spruzzando piccole gocce di acqua di mare nella parte bassa dell'atmosfera per modificare l'albedo delle nuvole, cioè la loro capacità di riflettere la luce solare. Oppure "fertilizzando" gli oceani con polvere di ferro, con iniezioni di azoto o con il rimescolamento delle acque profonde per far proliferare le alghe e catturare, grazie alla loro crescita, anidride carbonica. O ancora sparando grandi quantità di zolfo nell'atmosfera per simulare l'effetto di un'eruzione vulcanica che crea una nube di particelle in grado di schermare la radiazione solare.

Ipotesi dal sapore di fantascienza che però si sono già trasformate in possibile business per le centinaia di aziende che hanno fiutato l'affare inventando una nuova specializzazione: l'ingegneria su scala planetaria.

Una prospettiva che lascia perplessi i più autorevoli climatologi. Secondo Susan Salomon, dell'americana Noaa #National Oceanic and Atmospheric Administration#, "le proposte di geoingegneria comportano rischi consistenti". La maggior parte degli scienziati è convinta che i pericoli siano di gran lunga maggiori dei potenziali vantaggi: la fertilizzazione degli oceani, gli aerosol stratosferici, gli specchi orbitanti per riflettere la luce del sole sono tecniche non sperimentate che alterano in modo imprevedibile il funzionamento di sistemi complessi. Nel caso delle nuvole artificiali si può modificare la piovosità di aree critiche come l'Amazzonia, un ecosistema fondamentale per la sicurezza climatica. Nel caso della simulazione di un'eruzione vulcanica aumentano le piogge acide e si danneggia l'agricoltura.

Le nuvole stesse costituiscono un elemento di incertezza perché la loro presenza può avere due conseguenze opposte: a una certa altezza respingono le radiazioni solari in arrivo raffreddando l'atmosfera, a una quota inferiore moltiplicano l'effetto serra. Sarebbero abbastanza alte quelle che si potrebbero creare con i "cannoni" che sparano le particelle addensanti? Vale la pena dirottare a questo scopo risorse destinate alla creazione di un sistema energetico più efficiente?

Sul Bullettin of the atomic scientist Alan Robock, direttore del Centro per le previsioni ambientali della Rutgers University, ha pubblicato un'analisi titolata "Venti ragioni per cui la geoingegneria può essere una cattiva idea" elencando una serie di controindicazioni. La progressiva acidificazione degli oceani che non si può arrestare senza un drastico taglio delle emissioni di anidride carbonica, cioè senza abbattere l'uso dei combustibili fossili e la deforestazione. La distruzione da parte degli aerosol dello strato di ozono, un disastro che renderebbe inutili gli accordi di salvaguardia firmati a Montreal. L'impossibilità di tornare indietro una volta rotto l'equilibrio della natura.

 ***

Fonte:  lastampa.it (10 agosto 2009)

Le tecnologie anti-serra condurranno alla siccità  

Studio di Science avverte: "La terapia può diventare peggio della malattia"
ANNA ZAFESOVA

E’ uno di quei casi quando il rimedio può peggiorare il male. Secondo la prestigiosa rivista Science, l’utilizzo di geo-ingegnerie per rallentare il riscaldamento globale può aumentare il rischio di siccità nelle aree interessate, quindi producendo comunque uno sconvolgimento climatico. Metodi come specchi giganti o nubi di particelle per riflettere i raggi solari possono rallentare o addirittura invertire in alcune zone la corsa del termometro verso l’alto. Ma prima di utilizzari, ammoniscono Gabriele Hegerl del Grant Institute dell’università di Edimburgo e Susan Solomon del centro dell’Amministrazione nazionale per gli oceani e l’atmosfera nel Colorado, «concentrarsi troppo sui rischi del riscaldamento può portare a sottovalutare l’impatto delle “terapie” per affrontarli».

«La temperatura non è tutto», affermano gli scienziati, ricordando come l’eruzione del vulcano Pinatubo nelle Filippine nel 1991 aveva prodotto una nube che insieme alla riduzione drastica del mercurio aveva anche alterato il corso delle precipitazioni, provocando siccità. Mentre le emissioni di gas serra, come dimostrato dalle correlazioni tra il loro aumento e i cambiamenti climatici nel XX secolo, producono un leggero incremento delle precipitazioni.

In altre parole, «migliorare» il clima dal punto di vista delle emissioni nocive e del riscaldamento globale, può significare contemporaneamente «peggiorare» le condizioni ambientali in singole aree. Alterazioni minime sulla carta, che però sul terreno possono risolversi in intere regioni colpite dalla siccità «tra le peggiori della storia», e quindi dalla carestia, dalle malattie e dai conflitti per l’acqua o la sempre più scarsa terra coltivabile. La lotta per l’ambiente, avvertono Hegerl e Solomon, «potrebbe avere i propri vincitori e sconfitti tra le popolazioni del pianeta», alterandone il volto quanto e qualche volta peggio delle minacce ora più temute. E l’«ottimismo» nei confronti delle nuove «facili» geo-tecnologie deve essere moderato in attesa di nuovi studi.

***

Fonte: ansa.it (17 luglio 2009)

CLIMA: UE, SOLO PER 1% ITALIANI NON E' PROBLEMA SERIO / ANSA

(di Patrizia Lenzarini) (ANSA) - BRUXELLES, 15 LUG - Per il primo ministro svedese Fredrik Reinfeldt, neopresidente dell'Ue, la sfida ai cambiamenti climatici e' ''una questione di vita o di morte''. Ma anche i cittadini italiani ed europei - soprattutto i giovani - pongono i cambiamenti climatici ai primi posti delle loro preoccupazioni insieme alla poverta', la mancanza di cibo e di acqua potabile, oltre ad una grave crisi economica. Del resto, il quadro che emerge dal sondaggio Eurobarometro richiesto dalla Commissione europea e che ha coinvolto oltre 30.000 persone nei 27 stati membri, parla chiaro. Solo l'1% degli italiani (come del resto il 2% degli europei) considera che il cambiamento climatico ''non e' assolutamente un problema serio'': il 65% invece - in linea con la media europea - e' convinto della gravita' della situazione, mentre un 23% (27% Ue) considera si stia esagerando sulla pericolosita'. Il sondaggio rivela che sono soprattutto i giovani ad essere angosciati dal problema del clima: il 70% di loro, tra i 15 e i 24 anni, lo considera ''un problema molto grave'', e il 65% ''non crede sia un processo inarrestabile e che non si possa fare nulla per frenarlo''. Ancora molti ragazzi - ne e' convinta l'Europa - possono essere mobilitati nella lotta ai cambiamenti climatici, in quanto solo il 51% degli intervistati (52% degli studenti) dicono di aver agito in favore del clima. In generale gli europei sono pronti a nuovi interventi. Ad esempio il 75% si pronuncia in favore di carburanti alternativi, come i biocarburanti da utilizzare per ridurre le emissioni di gas ad effetto serra. Ma e' soprattutto sui giovani, su coloro che vogliono impegnarsi per una svolta, che ha deciso di puntare la Commissione europea lanciando oggi, insieme alla rete musicale Mtv, una campagna di lotta ai cambiamenti climatici. La campagna, dallo slogan immediato ''Play to stop - Europa for Climate'' (ossia gioca a bloccarli - Europa per il clima), si concludera' con un grande concerto il 7 dicembre a Copenaghen, quando si terra' anche la grande conferenza internazionale sul clima. Sara' quella ''probabilmente l'ultima occasione - ha detto oggi il commissario europeo all'ambiente Stavros Dimas - per affrontare i cambiamenti prima che siano incontrollabili''. Il primo momento forte della campagna per i giovani sara' il concerto che l'artista americano Moby terra' il 20 agosto a Stoccolma, seguito da un secondo concerto con artisti internazionali il 19 settembre a Budapest. Ogni Stato membro poi avra' un ambasciatore speciale, per l' Italia la giornalista Paola Maugeri. Insomma si punta sulla musica - come ha detto oggi Antonio Campo Dall'Orto di Mtv - per combattere quotidianamente questa battaglia''. (ANSA). LEN